
IO L'HO LETTO!
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" Io l'ho letto " è il tuo spazio libero dove annotare le emozioni nate da un racconto tatuato tra le righe della tua vita...
Chiara Gamberale, "La zona cieca", ed. Bompiani
RispondiEliminaIl romanzo di C. Gamberale “La zona cieca” ripercorre una insolita storia d’amore tra Lorenzo e Lidia, intervallata da brevi racconti di gente comune che la protagonista raccoglie durante un programma radiofonico. In diversi casi le esperienze raccontate in radio offrono una preziosa chiave di lettura rivelando a tratti ora parallelismi ora anticipazioni di quel che accade tra Lidia e Lorenzo.
Ad appassionarci sin dalle prime pagine del libro la storia di due amanti, Pietro e Silvia, con il loro amore difficile, ostacolato in minor misura dagli obblighi dei rispettivi matrimoni, e principalmente dalla diversa percezione che entrambi hanno l’uno dell’altra: per Silvia Pietro è l’uomo della sua vita, per Pietro Silvia è una delle sue tante donne. Tale percezione di se stessi e dell’altro sfocia in quello che l’autrice chiama “zona cieca”, ossia la parte di noi che gli altri vedono, ma noi ignoriamo. Ognuno di noi si guarda con i propri occhi, ignorando lo sguardo dell’altro, evitando così un aspetto svelato che l’altro ha di noi. Una “verità s-velata”, usando il vocabolario di Heidegger. Questo il punto di partenza di Lidia, che ha la consapevolezza di aver realizzato in lei l’aspetto s-velato, ossia la zona cieca, di Lorenzo e cerca di rivelarne i tratti nascondendosi dietro l’immagine non reale di uno sciamano di lucidità e lungimiranza sorprendenti che scambierà e-mail rivelatorie con Lorenzo. Ma Lorenzo sfugge alle verità illuminate ed illuminanti, seppur seducenti e per alcuni versi convenienti, e si consuma in disordinate distrazioni ingannevoli, che appaiono di volta in volta come ciò che Pietro, amante di Silvia, chiama “l’altrove”. Pietro e Silvia cercano un “dove”, luogo in cui incontrarsi durante le loro fughe d’amore. Ma per Pietro “ non esiste un dove senza la possibilità di andarsene altrove”. E il suo altrove diventa una terza donna. Parallelamente “l’altrove” di Lorenzo diventa dapprima un tradimento, poi un altro, e un altro ancora, e la droga, e gli psicofarmaci. Insomma l’altrove è ciò di cui Lorenzo necessita per ritrovarsi e rispecchiarsi in un autentico e sproporzionato narcisismo, capace di collocarlo lontano dall’idea di coppia borghese o peggio dall’idea di famiglia. Eppure…lui inevitabilmente senza regole né compromessi, compagno unicamente della sua disperazione, lui che considera l’amore il peggiore dei mali, lui che riveste di normalità le sue assurdità, lui che chiamerebbe un viaggio romantico “uno spostamento con anaffettivo”, eppure lui riscopre la sua zona cieca e decide il suo definitivo ritorno da Lidia.
D’altro canto “Damme retta- dice un’anonima di Roma che vede rientrare suo marito, creduto morto, dopo 52 anni- gli omini pure se sò morti prima o poi tornano tutti. Tutti.”
Angela Colonna
Manuela Stefani, "La casa degli ulivi", ed. Mondadori.
RispondiEliminaUn romanzo letto tutto d’un fiato. E la mia mente si colorava di tinte a volte leggere e chiare come quel pomeridiano cielo calabrese, a volte forti e decise come le ferite sanguinanti di Angela. Altre volte pennellate grigie e nere mi servivano a delineare l’aspetto di Saro che solo alla fine si realizza con certezza: un contorno marcato, spesso, fitto, ma che nasconde un vuoto incolmabile.
E Anna, milanese. Con lei ho vissuto un amore libero. Ma irreale.
Anch’io, attraverso lei e come lei, non credevo all’evidenza; anch’io, come lei, ho dato fede ai silenzi di un uomo dai capelli lunghi, dalla vita piena di dolori familiari e intimi. Quei dolori Saro li esprimeva con le sue movenze rigide. E ha ingannato. Tutta la Calabria ha ingannato Anna. Persino Rocco, un personaggio presentato come il dio Nettuno, ha dato inganno e ha tradito l’onore di essere uomo. Lo ha fatto con un solo gesto brutale su Angela. E suo figlio, Saro, ripeterà l’orrore servendosi di Anna. Cosa lega Anna e Angela? Apparentemente così distanti, diverse per educazioni, culture, luoghi di vita, età.
A legarle è il sogno dell’amore, bramato con tutte le forze, dapprima visto come impossibile, poi appena sfiorato e subito ingigantito, reso surreale e per questo illusorio. E' l’amore “al femminile”. Qui nessuna differenza tra Nord e Sud. Tutta la disuguaglianza tra le due terre che si respira nelle pagine del romanzo viene annullata dall’idea di amore. E anche se è un amore sconfitto e crudele, ancora una volta l’amore insegna. Diventa il comune sfondo di due donne che mai avrebbero pensato di essere unite.
Angela Colonna
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RispondiElimina“Mille splendidi soli”, di Khaled Hosseini, ed. Piemme
RispondiEliminaAll’alba? Al tramonto?
Uno squarcio lungo oltre mezzo secolo su una civiltà geograficamente e culturalmente lontana, eppure realtà quotidiana.
Il dolore dell’essere donna in Afghanistan fin dal momento della nascita e della scoperta del sesso.
I fermenti, gli albori di un cambiamento che gettano le radici in antiche epoche nelle quali duemila anni di storia gettavano il loro grido dalle pietre del Buddha, distrutte dalle pretese di cambiamenti che azzerano l’evoluzione.
Le speranze, sin dalle prime pagine del libro, che finalmente queste donne ce la facciano, che questo popolo non abbia più a migrar per sopravvivere, che questa gente riscatti nella cultura le brutture che ne hanno segnato la storia.
Mille splendidi soli perché sia consentito almeno a uno di sorgere e tramontare su una realtà finalmente vivibile.