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venerdì 5 novembre 2010

Una nuova esperienza:il cineforum.



Il nuovo evento organizzato dalla F.I.D.A.P.A. sezione di Altamura è una rassegna cinematografica.
La rassegna si prefigge di indagare i momenti della condizione femminile contemporanea (risalendo, nel caso di "Lezioni di piano", fino all'antecedente ottocentesco), nei suoi svolgimenti psicologici e sociologici, attraverso lo sguardo penetrante del cinema... d'autore degli ultimi vent'anni. Si tratta di una sorta di ipertesto che consente di passare dal tema di fondo, a questioni -fondamentali- riguardanti l'estetica cinematografica e la poetica in generale. Cosa che favorisce il controcanto tra la cifra introspettiva (che riguarda la psicologia, sfaccettata, ancorché fragile) e quella estroflessiva (che attiene alla società refrattaria e violenta), in un affresco profondante dell'universo femminile.
Il cineforum sarà curato dal critico cinematografico Luigi Abiusi.

Il nostro territorio



Al nome di Eluana Englaro sono affiancate due date, Lecco 25 novembre 1970 e Udine 9 febbraio 2009. In realtà Eluana ha vissuto una non-vita o non-morte dal 18 gennaio 1992, a seguito di un incidente che le ha procurato un gravissimo trauma cranio-encefalico con lesione di tessuti cerebrali corticali e subcorticali, da cui derivò prima una condizione di coma profondo, e poi un persistente stato vegetativo. Per 17 lunghi anni suo padre ha combattuto una battaglia difficile chiedendo solo libertà. Libertà di poter far valere il “no grazie all’offerta terapeutica” che Eluana avrebbe gridato e preteso. Il 9 luglio 2008 giunge il Decreto Corte D’Appello di Milano che “accoglie il reclamo proposto dal Sig. Beppino Englaro, quale tutore di Eluana Englaro, di autorizzazione a disporre l’interruzione del trattamento di sostegno vitale artificiale di quest’ultima, realizzato mediante alimentazione e idratazione con sondino naso-gastrico”. Le condizioni sulle quali si poggia tale decreto sono due, occorre che la condizione di stato vegetativo sia dichiarata irreversibile senza la possibilità di un recupero della coscienza e di un ritorno ad una percezione del mondo esterno, e occorre altresì “che tale istanza sia realmente espressiva della voce del paziente, tratta dalle sue precedenti dichiarazioni ovvero dalla sua personalità, dal suo stile di vita e dai suoi convincimenti.

Il caso Englaro ha scatenato da subito numerosissimi dibattiti sul tema, alcuni fondati su opinioni personali, altri su ideologie politiche, altri su teorie religiose. La F.I.D.A.P.A. sezione Altamura, con presidente Rosa Vulpio, lo scorso 15 ottobre ha organizzato un incontro “Testamento biologico: opinioni a confronto” moderato da Emanuela Vulpio. E a confrontarsi Beppino Englaro, Antonio Incampo (ordinario di filosofia del Diritto- Università di Bari) e Alfonso Pappalardo (Presidente sezione Tribunale di Trani). Poste da Alfonzo Pappalardo le lacune del sistema giuridico italiano sul tema in questione perché “una legge non c’è e nessun punto espresso è ideologicamente neutro”, si è dibattuto sulle questioni etico giuridiche che convogliano nel concetto di “diritto a morire”. Antonio Incampo ha definito il decreto della Corte di Appello di Milano mancante di giustezza “perché non si è tenuto conto del diritto vigente del nostro ordinamento”. Il dato essenziale che è mancato, a suo avviso, è la volontà espressa della ragazza. Solo la “carta scritta”, documento stabilito necessario dal Parere del Comitato Nazionale per la Bioetica, avrebbe potuto giustificare la volontà di Eluana e far comprendere la sua posizione di fronte a un bene indisponibile quale la vita. Una vita dal punto di vista onto-esistenziale porta con sé la vita degli altri, in un co-esserci heideggeriano che esclude assolutamente la disposizione del sé. Secondo la tesi del professore non può esserci un diritto a morire, perché il diritto è sempre verso un bene e non verso un non-bene come la morte. A rispondere Beppino Englaro esordendo con una frase della piccola Eluana che a soli dieci anni così si rivolgeva ai genitori in seguito ad un rimprovero: “cosa credete di centrare voi con la mia vita?”. Una frase che notifica un chiaro concetto di libertà difeso da Eluana e propugnato sempre con più forza durante la sua crescita. Un anno prima del tragico incidente, Eluana si era misurata con il pensiero dell’autodeterminazione terapeutica a seguito di un incidente che aveva travolto il suo amico Alessandro. L’occasione portò riflessioni, pareri e confronti in casa Englaro e tra amici. Pertanto ampiamente testimoniate le considerazioni della ragazza a riguardo dei temi affrontati. “Se non posso essere quella che sono adesso, non voglio essere”.

In tutto ciò un paradosso per Eluana, purosangue della libertà: essere diventata, a sua insaputa, la vittima sacrificale di conflitti di poteri. E se da un lato si adducono tesi impiantate nei più fascinosi intrecci filosofici e ci si scontra contro la morale insegnata e imposta dalla Chiesa, dall’altro si enunciano teorie giuridiche tratte a seconda delle proprie certezze. Ma in nessun caso si guarda l’interezza di una persona che chiede rispetto e libertà. La visione del mondo e l’idea di dignità della persona, meglio esprimibili con il termine tedesco weltanschauung più volte usato dal prof. Incampo, sono concetti che si esplicano nella vita stessa, nei rapporti interpersonali, riduttivo sarebbe il riconoscimento degli stessi attraverso dichiarazioni scritte. La firma posta a piè di un documento potrebbe avere maggiore valenza di quella che ognuno di noi pone nel cuore altrui? Di fronte a noi un padre che propugna parole della figlia scritte un mese prima dell’incidente, “noi tre assieme formiamo un nucleo molto forte basato sul rispetto e l’aiuto reciproco” e non un uomo che in risposta deve sentirsi gratuitamente la pena e la compassione della gente.Angela Colonna

(articolo apparso su "Il Resto", nr.46 del 30 ottobre 2010)

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